novembre 16th, 2011
Eccomi alla fine della prima tappa, ho ancora il fiato corto.
Cerco di organizzare i pensieri davanti alle scene raccontate in questo primo libro.
Quando lessi l'ultimo romanzo di Murakami, Kafka sulla spiaggia, pensai di trovarmi di fronte all'enciclopedia personale dell'autore, pieno com'è di omaggi ai suoi maestri (omaggi che in nessun modo hanno offuscato il suo stile personale).
Ora mi sembra che in questo nuovo romanzo siamo di fronte a qualcosa di ancor più complesso. Quello che Murakami ci mostra è qualcosa di più interiore, ha a che fare con il suo stile, con la sua cifra personale.
Nel romanzo i capitoli dedicati a Aomame e quelli dedicati a Tengo si alternano secondo uno schema ormai consolidato nella scrittura di Murakami. Le storie si sfiorano, si accennano, percorrono binari paralleli. Ammiccano.
Come ho detto altrove questa modalità in me ricrea, o almeno credo che ricrei, quel pathos d'attesa che nella mia fantasia doveva colpire i lettori di Dickens durante l'attesa della pubblicazione della puntata successiva. Un pathos che non deriva solamente dal crescere di un climax, ma da una pausa forzata. Non che manchi la storia, anzi, se vogliamo, l'interromperla continuamente ha bisogno di una trama ancora più forte, per "costringere" il lettore a restare, per caturarlo.
I richiami letterari non mancano, a partire dal titolo, ma se ne trovano anche molti altri espliciti nel testo: Orwell, Cechov, Dickens, Hemingway. Sono presenti, a volte addirittura citati. Sono lì, presenti in tutta la loro forza narrativa. Molti scrittori, credo, resterebbero schiacciati da tali colossi. Murakami no, mostra il suo debito, ma mostra anche qualcosa di assolutamente nuovo, una nuova combinazione. Sembra quasi un alchimista che manipola elementi che sono patrimonio comune, ma che riesce a trasformarli in qualcosa di altro.
io lo comincio tra poco….
baci, gonza
Lo devo ancora cominciare e intanto faccio tesoro delle tue impressioni.
Salutissimi, Annarita
grazie e aspetto di spere cosa ne pensate voi
E ci sono anche gli ammiccamenti impliciti. Mi ci giocherei la testa, che costruendo la sua Aomame Murakami ha gettato l’occhio su la Lisbeth Salander di Stieg Larsson (nel Libro 1 in particolare, Aomame ha moltissimo di Lisbeth Salander). E poi, in effetti, c’è un passaggio in cui Aomame, riflettendo sul suo particolare “lavoro” parla esplicitamente di “uomini che odiano le donne, donne che odiano gli uomini”.
Murakami è un ottimo scrittore, ma è anche un gran furbone. Lo dico con simpatia, eh.
Gabrilu: la famosa trilogia del millennio non l’ho letta, anche se la frase che citi l’avevo notata anch’io…ora mi hai aperto uno spiraglio e mi sa che cercherò di spalancare anche questa porta. Se per forbuno intendiamo uno scrittore che conosce bene i ferri del mestiere e li usa per accattivarsi le simpatie del lettore sono d’accordo, ma non leggo ciò in modo negativo. penso molto peggio dei pessimi scrittori snob che attaccano i lettori perchè non colgono la “magia” del loro libro…