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l'AlterBlog

Pamuk, La donna dai capelli rossi

marzo 12th, 2017

pamuk, la donna dai capelli rossiOgni volta che leggo un libro di Pamuk ne resto affascinata e non riesco ad uscire dai suoi pensieri, dal suo sguardo.
Anche in quest’ultimo romanzo, La donna dai capelli rossi, anche se meno corposo di altri e quindi, forse, di più facile approccio, la densità del suo percepire il mondo e la relazione tra vita e arte, è profonda.

La storia del romanzo si intreccia con la storia di Edipo Re di Sofocle e con quella di Rostam e Soharab narrata nel Libro dei Re di Firdusi. Entrambe le storie, o leggende, o miti, narrano la storia di un rapporto spezzato tra padre e figlio. Nella prima, il figlio, Edipo, non conoscendo il padre, Laio, involontariamente lo uccide e sposa la madre. Nella seconda, narrata nel poema epico persiano, è il padre che uccide il figlio, e quando scopre la vera identità del suo avversario non può far altro che piangere. Entrambi uccidono spinti dalla rabbia del momento, “possono essere considerati colpevoli?”, potevano opporsi al “destino”? Il racconto orientale non si conclude con la punizione del padre. A rattristarsi è solo il lettore…

miniatura di Rostam e SohrabNel romanzo di Pamuk, il protagonista Cem, viene abbandonato dal padre, per guadagnare dei soldi in grado di fargli frequentare l’università, passa un mese come apprendista di un cavapozzi. Il maestro cavapozzi, Mahmut Usta, diverrà il suo nuovo padre. Durante questo mese incontra la donna dai capelli rossi (che con il suo sguardo sembra dirgli “ti conosco”) e con lei avrà il suo primo rapporto sessuale. I racconti occidentali e orientali si intrecciano con le vicende di Cem. E come afferma Pamuk, quasi a conclusione del romanzo “chi presta fede alle leggende le fa rivivere”. Molti sono i riferimenti letterari occidentali, da Verne con il suo Viaggio al centro della terra a Dostoevskij  e Shakespeare.
Sullo sfondo assistiamo alle tasformazioni politiche e sociali della Turchia. Il teatro delle leggende educative che proponevano un teatro popolare rivoluzionario è uno dei luoghi “proptagonisti” del romanzo.

 

 

 

 

proserpine Dante Gabriele Rossetti

 

Tutta la prima parte del romanzo è incentrata sulla vicenda della costruzione del pozzo. Il maestro/padre non insegna solo un mestiere, una tecnica, ma attraverso una serie di racconti, insegna la vita. “L’apprendista sciocco mutila l’operaio in fondo al pozzo, lo sventato lo uccide”. “Ogni maestro aveva la respomsabilità di amare, proteggere e formare il suo apprendista, proprio come un padre, perché in seguito ne sarebbe stato l’erede.”

La metafora del pozzo. Il pozzo dell’identità.

 

 

 

Rostam e SohrabNella seconda parte Cem torna a studiare, a fare il commesso in libreria, a leggere libri, ma soprattutto a ricercare nei libri la fonte delle storie che il maestro/padre gli aveva raccontato. Ed è in questo periodo che scopre Il libro dei Re, l’epopea nazionale dei sovrani di Persia. Lo scopre in Iran, in Turchia con la forte occidentalizzazione del periodo quei poemi e epopee sono state completamente dimenticate. Scopre i libri miniati e le immagini che ritraggono la scena dello scontro tra Rostam e Sohrab, la stessa scena che aveva visto rappresentata al Teatro delle leggende educative, in cui recitava la donna dai capelli rossi.

 

“Non c’è felicità più grande, secondo mio padre, che sposare una ragazza dopo aver letto dei libri insieme a lei, in nome di un comune ideale”

Una curiosità è la citazione del film di Pier Paolo Pasolini “Edipo Re”.

Non so se leggerò mai l’intera epopea persiana, ma sicuramente ne leggerò alcuni brani (tra i link ce ne è uno ad archive.org in cui è possibile trovare l’intero libro) e sono comunque contenta di averne scoperto l’esistenza. Ecco Pamuk regala sempre di queste perle.

 

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