Crea sito
 
Secondo Dreca

l'AlterBlog

Winterson, L’arte dissidente

marzo 13th, 2017

 Winterson arte dissidente

copertina Winterson arte dissidente

Nel libro, di Jeanette Winterson, L’arte dissidente. Scritti sull’estasi e sulla sfontatezza  sono raccolti alcuni sui scritti sull’arte, sia pittorica che narrativa.

Nel primo dal titolo “L’arte dissidente” l’autrice racconta il suo approccio all’arte visiva, alla necessità che essa richiede di dedicargli tempo. Racconta di come abbia cercato nei libri autori con la sua stessa sensibilità di fronte all’arte, autori con cui intrattenersi in conversazione…

Nel secondo “Scrittore, lettore, parole” la scrittrice sottolinea la peculiarità dell’arte narrativa, che pur essendo piacevole non può si può paragonare il divertimento che se ne trae da quello che si trae da altri passatempi (come lo sport o la tv); quindi lo scrittore serio non può mettersi in competizione con essi. “L’arte non imita la vita, l’arte l’anticipa” (p. 50). L’unico vero luogo di incontro tra lettore e scrittore è nel libro e nella lingua viva in cui è scritto.

Nel terzo, “Testimonianza contro Gertrude Stein“, la Winterson analizza le critiche mosse contro il libro ‘Autobiografia di Alice B. Toklas‘ della Stein da Matisse e altri, che comparivano nel romanzo/autobiografia e vi venivano criticati. La Winterson afferma che quello della Stein non è altro che un romanzo travestito da mémoire, proprio come l’Orlando della Woolf e il suo Non ci sono solo le arance. “La verità della fiction non è la verità dell’orario ferroviario” (p. 64).
“Ma le persone reali possono essere trattate come personaggi di una fiction?La questione diventa etica solo se noi pensiamo che la fiction sia una copia della vita reale. […]Le persone reali possono essere finzioni? Noi, perlopiù, capiamo noi stessi attraverso una serie infinita di storie che ci raccontiamo e che ci raccontano gli altri.” (pp. 68/69).

Nel quarto, “Il dono delle ali. (con riferimento a Orlando)“, o contro il Canone.
“L’opera d’arte è sempre eccessiva, dilaga, si ubriaca, resta sveglia con te fino a tardi la notte e si dimentica di tirare le tende, ti asciuga le lacrime, è tua amica, ti offre un travestimento, una possibilità diversa, una possibilità di finzione. Taglia, taglia, troverai sempre un diamante nel suo nucleo.” (p.75).
Orlando è metafora, è trasformazione, è arte” (p.76)
“L’arte di Orlando è la sua lingua.” (p.80)
“Il metodo che Woolf usa per attuare i collegamenti è l’associazione. L’inglese è una lingua associativa.” (p.83).

Nel quinto , “Un velo di parole. (con riferimento alle Onde)“, ancora sulla Woolf e sulla ricerca di una lingua in grado di dar conto dell’esperienza. “Woolf misura attentamente il passo narrativo della sua scrittura; nelle Onde il passo è lento. Non è un difetto. Nessuno si aspetterebbe di suonare un brano musicale alla velocità doppia di quella indicata dallo spartito, riuscendo comunque ad apprezzarlo. Eppure, in letteratura succede sempre così: è il lettore a scegliere il passo senza preoccuparsi di cogliere prima il ritmo. Abituarsi al ritmo di uno scrittore, muoversi in sintonia con le sue scansioni, richiede un po’ di tempo. Vuol dire studiare attentamente le pagini iniziali. Può essere utile leggere ad alta voce.” (pp.98/99).
“La lingua delle Onde è la lingua dell’estasi” (p.103)

Nel sesto, “La semiotica del sesso“, la Winterson si scaglia contro le etichettature di genere, contro la credenza che ogni omosessuale assomigli ad un altro omosessuale.
A conclusione dello scritto afferma che Il sesso delle ciliege è una rilettura dei Quattro Quartetti.

Nel settimo, “La psicometria dei libri“, il tema è il libro e la passione di possederlo. Nel caso dell’autrice di possedere prime edizioni autografate. “Collezionare libri è un’ossessione, una preoccupazione, una dipendenza, una malia, un’assurdità, un destino. Non è un hobby. Chi lo fa lo deve fare per forza” (p.127).
“Quando non posedevo libri e dovevo imparare tutto quel che mi serviva a memoria, quando dovevo nascondere i libri che avevo, promisi a me stessa che avrei avuto una biblioteca piena di tutte le edizioni private che mi sarei potuta permettere. Libri comprati coi libri.” (p.139)

Nell’ottavo, “Immaginazione e realtà“, la Winterson afferma che la realtà dell’arte è la realtà dell’immaginazione.
“Shakespeare si concentra sulla figura del re come metafora della vita immaginativa. Leonte e Lear, Macbeth e Riccardo II sono studi sul fallimento dellimmaginazione. In Racconto d’inverno, Leonte riesce a redimersi perché acquisisce una nuova capacità, la capacità di vedere al di là della cecità, di abbracciare una possibilità tanto palpitante di promesse quanto difficile da realizzare. Quando Pauline gli dice «Ti è chiesto di risvegliare la tua fede», lei non si riferisce alla fede religiosa. Se la statua di Ermione deve prendere vita, Leonte deve credere che possa prendere vita. Non è buon senso è immaginazione.” (p149)
Natura è tutto ciò che sono: è la realtà multipla della mia esistenza” (p157)

Nel nono, “Arte e vita“, forse il più autobiografico tra questi scritti.
“Per tre anni mi dedicai  esclusivamente alla lettura e all’elaborazione di un pensiero autonomo: attività che le attuali politiche scolastiche tendono a scoraggiare. La tendenza recente a favore di corsi brevi e intensivi produrrà una generazione di studenti inclini alla passività”(p.169)

Nel decimo e ultimo, “Un lavoro tutto per me”, la Winterson rivendica l’autonomia delle sue opere contro le richieste dei critici di spiegarle meglio, di spiegarne i meccanismi della creazione.
“Se i grandi modernisti (Woolf, Eliot, Sitwell) si interessarono al Rinascimento fu perché li interessava la fluidità delle forme letterarie” (p.193)

In questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1995 ho ritrovato molti dei temi che avevo notato ne “Lo spazio del tempo”. Oltre a Shakespeare anche l’attenzione per l’aspetto pedagogico e alla riflessioni sui tipi di devertimento e la peculiarità della scrittura. A prima vista potrebbe sembrare un atteggiamento elitario, ma la Winterson sostiene anche la non escludibilità dell’arte dalla vita umana, anche se non ci fosse l’uomo la ricreerebbe, proprio come soddisfarebbe un altro bisogno primario. L’arte quindi è una necessità dell’essere umano, non di un gruppo ristretto di esseri umani. Mi trovo in sintonia con queste riflessioni.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Theme by Sash Lewis.